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Forse ho sottovalutato il Presidente del Consiglio Renzi e la sua squadra di governo.

Confesso di nutrire un’invincibile (oserei dire: istintiva) diffidenza verso il Premier e la maggior parte dei suoi Ministri, che francamente mi paiono più impegnati a recitare una parte (quella dei ‘giovani rinnovatori’) piuttosto che a fare davvero qualcosa di efficace (il che, a dispetto dei loro sforzi, li rende dei politici di vecchissima fattura).

Sarà stato quel ‘Stai sereno …’ che fu preludio di un’imboscata degna di Caino (o di Bruto, se preferite).

Sarà la disinvoltura con cui Renzi è arrivato al patto ambiguo e opaco con Berlusconi, di cui tutti sanno che c’è ma nessuno sa – o vuole – eplicitare il contenuto (il che lascia spazio alle peggiori e più avvilenti congetture).

Sarà che non mi piace il cipiglio con cui il Ministro Boschi porta avanti, lancia in resta, una riforma costituzionale che mi pare, quanto meno, frettolosa e poco meditata (ma certo molto, molto mediatica).

Sarà che questo Governo sembra disposto (o, perlomeno, non è del tutto contrario) a far passare una legge elettorale che mi priva, ancora una volta, del diritto di scegliere le persone che mi dovranno rappresentare e, dunque, mi fa pensare che, ancora una volta, la classe politica voglia darmi solo l’illusione di votare, mantenendo per sé, in realtà, l’arbitrio di decidere a seconda dei suoi personalissimi interessi (che mai coincidono con i miei).

Sarà, soprattutto, che ormai sono così abituata all’incompetenza, alla furberia, all’arroganza ed allo strapotere, che faccio fatica a riporre ancora fiducia in qualcuno che si aggiri nei palazzi della politica.

Ma debbo ammettere che, a dispetto di tutto quanto sopra, il Premier Renzi e alcuni del suoi Ministri sembrano avere doti che io non sospettavo e che stupiscono.

In particolare: paiono avere il dono (perché senz’altro di dono divino deve trattarsi) di essere in costante contatto telepatico con tutto il corpo elettorale (che, per inciso, mai li ha votati) così da sapere sempre esattamente cosa provano, pensano e vogliono i cittadini italiani. Tutti.

Solo così può spiegarsi la perentorietà con cui, qualche giorno fa, il rampante Ministro Boschi – replicando ad un giornalista  che (incauto!) le chiedeva quanti nemici avesse la riforma del Senato – ha risposto senza la minima esitazione: «L’importante è che non ne abbia tra i cittadini. E infatti non ne ha». Punto.

Ora, considerato che non mi risulta che sulla questione si siano svolte consultazioni referendarie o di altro tipo, non posso che concludere che il Ministro – per far sfoggio di tale granitica sicurezza -debba per forza avere canali informativi sovrannaturali ed infallibili (a meno di non voler pensare che millanta un consenso popolare che sa di non avere: ma non ci voglio credere).

Canali informativi che, all’evidenza, condivide con il Premier, il quale, a sua volta e per non esser da meno, l’altro ieri ha fatto sapere a Confcommercio che «Per chi dice che gli 80 euro non servono a niente, io penso che 11 milioni di italiani la pensano in modo diverso»[*]. Anche qui, data l’assenza di fonti note (e ‘umane’) da cui il Premier possa aver tratto tale convinzione, non resta che pensare all’intervento del soprannaturale.

A quanto pare, loro sanno. Sanno tutto senza bisogno di chiederlo a chicchessia. E sono sereni del loro buon operato.

E, dunque, stiamo sereni anche noi, sapendoci nelle mani di governanti dotati di tanta miracolosa lungimiranza ed onniscienza.

Sereni. Esattamente come doveva esserlo Letta …

P.S.: vorrei, tuttavia, far notare al Ministro Boschi che le sue fonti (di qualunque natura siano) sono lievemente imprecise, perché almeno una cittadina dissenziente c’è: io. Quanto al bonus di 80 euro, non sono tra i fortunati percettori di tanta grazia e dunque non posso esprimermi. Mi limito ad osservare, però, che oggi è giunta notizia di una contrazione del Pil dello 0,2%. Ognuno valuti da sé.

[*] Tengo a precisare che la sintassi sconnessa della citazione non mi è attribuibile: ho trascritto la frase così come riportata sul Corriere della Sera. Ma, certo, sarà un errore del giornalista, non del Premier che – si sa – con le lingue si destreggia in modo egregio.

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