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Che gli avvocati non godano di grande stima sociale è un dato di fatto, oggettivo e palpabile (in parte forse giustificato, in parte no).

Ma, allora, mi chiedo e vi chiedo, cari e gentili clienti, perché continuate a pretendere (proprio: pretendere!) che sosteniamo cause per voi? Perché quando vi parlo della possibilità di ricorrere alla mediazione, alla negoziazione assistita o a una banalissima transazione (ovvero: tutte soluzioni poco costose e rapide per chiudere la questione cedendo su qualcosa), perché quando vi parlo di tutto questo, mi guardate – con uno sguardo che oscilla fra il compatimento e la stizza – come per dire: “Questa non ha le palle di battersi per me”?

Avete ragione, non ho palle.

Non ho palle di avventurarmi in anni e anni di cause, udienze, documenti, memorie, prove, sentenze, appelli. Il tutto con il sottofondo delle vostre continue lamentele, perché la causa dura tanto e la controparte è disonesta e il giudice non vi ascolta e non vi capisce (infatti – fatevene una ragione – il giudice non è uno psicologo, ascolta ma poi decide come meglio crede, senza chiedersi se questo vi farà dispiacere oppure no ed io non ho il potere di ipnotizzarlo per fargli scrivere quel che piacerebbe a voi).

Sì, non ho palle per tutto questo, avete ragione.

E sapete una cosa? Penso che questo – proprio questo – faccia di me un ottimo avvocato, molto più di tutte le nozioni che so a memoria, più delle tesi giuridiche ardite che posso sostenere, più della mia capacità affabulatoria.

Sono un ottimo avvocato perché il primo obiettivo che mi pongo è di tenervi il più lontano possibile dalle aule di giustizia e di farvi uscire al più presto dal mio studio. Perchè questo, e solo questo, è il vostro primario interesse, che voi ci crediate o no.

Sono un ottimo avvocato perché non vi dirò mai che “abbiamo la vittoria in tasca”. E chi ve lo dice, millanta, perché – ve lo assicuro – in più di vent’anni di onorata professione, non ho mai – sottolineo mai – incontrato un cliente che avesse incondizionatamente ragione, in tutto e per tutto. E quand’anche lo incontrassi, non potrei in alcun modo garantire che il giudice (che ha una testa sua propria) la penserebbe allo stesso modo.

Ho visto cause che parevano vinte, poi perse rovinosamente. E viceversa. L’esito di un giudizio è quanto di più aleatorio si possa immaginare, perché il diritto non è una scienza esatta (anzi: tecnicamente non è neppure una scienza) e perché la giustizia è in mano ad essere umani, con le loro variegate interpretazioni (ed i loro limiti: diciamolo …). E, soprattutto, perché, in questo Paese, la Giustizia è in agonia, affetta da una malattia progressiva e mortale: la ferma volontà del Legislatore di non farla funzionare.

Ma quando ve lo dico, voi non mi credete. Voi volete litigare, volete fare causa, volete vedere le vostre ragioni consacrate in una sentenza che dica, nero su bianco, che voi, e solo voi, avete ragione in tutto e per tutto. E quando questo non succede (perché non succede quasi mai) allora … è colpa dell’avvocato (e, magari, pensate pure di fargli causa. Un’altra …).

E, infine, quando – dopo anni di questo strazio – vi presento la parcella, strabuzzate gli occhi e dite, candidi: “Ma come, avvocato? Così tanto?”. E, assai spesso, neppure la pagate. Dimenticando che, all’inizio dell’incubo, prima di avventurarci nell’oscuro budello della giustizia italiana, io vi avevo avvertito (e fatto pure il preventivo).

E tutto questo sarebbe onesto e coerente, secondo voi?

Quindi: gli avvocati saranno pure dei pessimi soggetti. Ma, cari clienti, neppure voi state messi tanto bene …

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